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IL MONDO MAYA
QUADRO GEOGRAFICO E STORICO
La civiltà maya si fa risalire al 2000 a.C. con tre periodi maggiori - iniziale, medio e tardo - e vari sottoperiodi: preclassico iniziale (2000-900 a.C.) e preclassico medio (900-300 a.C.) nel primo; tardo preclassico (300 a.C. - 250 d.C.), classico iniziale (250-600 d.C.), tardo classico (600-800 d.C.), classico finale (800-1000 d.C.) e postclassico iniziale (1000-1200 d.C.) nel secondo; tardo postclassico (dopo il 1200) e periodo della conquista nel terzo.
Oggi sappiamo che cinque nuclei importanti si sono sviluppati parallelamente durante il periodo classico, e cioè allincirca tra il 300 e il 900; quattro civiltà si sono dunque trovate in contatto culturale più che materiale con il mondo Maya: quella degli Olmechi, o dei La Venta, la più vicina ai Maya, in fondo al golfo del Messico, a sud del Veracruz; quella nel cuore del Veracruz, con la tribù dei Totonachi, che si sviluppò attorno a El Tajin, tra il VII ed il XIV secolo; quella degli Zapotechi di Monte Alban nella regione di Oaxaca, che fiorì soprattutto tra il 500 e il 1000; e in fine quella di Teotihuacan, la città delle grandi piramidi, la cui età delloro è da collocare tra il 400 e il 700. Siccome tutte queste civiltà presentano dei tratti culturali comuni, subito si pone il problema delle origini del popolamento.
In verità gli spagnoli incontrarono un vero e proprio mosaico di popoli diversi in quelle distese immense i cui panorami si succedevano con una varietà infinita, andando dalle steppe desertiche, irte di cactus, alle tundre ghiacciate delle alte vette, macchiettate di muschi e licheni, alle torride Tierras calientes, umide e ricche di vegetazione esuberante, alle zone temperate, Le Tierras Templadas, coltivate e ricche di pini e di felci arboree, e infine alle fredde Tierras Frias, situate tra i 2000 e i 3000 metri sul livello del mare. La vita e le credenze religiose risentivano dellambiente ostile in cui cicloni, eruzioni, terremoti erano assai frequenti.
La conquista completa dei territori maya avvenne solo nel 1540, per mano di Francisco de Montejo il giovane, e arrivarono relazioni esaurienti; citiamo ad esempio lo studio etnografico sui maya dello Yucatán inviato vent'anni dopo dal vescovo spagnolo Diego de Landa e quello che nel 1576 re Filippo II ricevette dal suo giudice supremo presso l'Audiencia Real de Guatemala, Diego García de Palacio, in cui si descriveva la già antica città di Copán con le sue grandiose rovine: "edifici superbi, di tale perfezione e splendore che non sembrano costruiti da indigeni [...] statue che rappresentano uomini rivestiti di mosaico e con gambali [...] e donne con abiti lunghi e acconciature simili a quelle degli antichi romani". Verosimilmente idoli, si legge ancora, "perché di fronte a ognuna di esse c'è una grande pietra su cui si uccideva la vittima, con un piccolo bacile e un canaletto di scolo scolpiti in essa, dove defluiva il sangue"
Una diversità appariva pure dallo studio dei vari dialetti. Un etnologo francese, studiando luniverso precolombiano, ha individuato 123 famiglie di lingue diverse con legami di parentela assai blandi tra di loro. Lo strano polimorfismo constatato sia per quanto riguarda gli aspetti antropologici che linguistici lascia perplessi tutti i ricercatori: la diversità sconcertante delle caratteristiche fisiche (concernenti la statura, la morfologia, la pigmentazione, i gruppi sanguigni ecc) o i dialetti degli Amerindi non smette di sconcertare. La spiegazione di tale diversità va cercata nella natura e nella lunga storia della popolazione americana.
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Statuine di giada olmeche.

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